Bonus Digital Nomad 2026: l’Italia vuole attrarre i lavoratori globali

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Nel 2026 l’Italia prova ad allinearsi ad altri Paesi che cercano di diventare destinazioni attraenti per i nomadi digitali — cioè professionisti che lavorano da remoto per aziende o clienti esteri mentre vivono in un altro Paese. Dopo aver lanciato il Digital Nomad Visa, ora il legislatore sta discutendo una nuova proposta fiscale che potrebbe dare un ulteriore vantaggio a chi trasferisce qui la propria residenza e lavora in remoto.

La novità più importante in discussione è un emendamento alla legge di bilancio 2026 che crea un “Bonus fiscale per nomadi digitali”, destinato a rendere il regime fiscale italiano più competitivo rispetto ad altri Paesi europei e a colmare il divario tra il visto e una reale attrattiva fiscale per i lavoratori remoti. Questa misura non è ancora definitiva, ma è inserita nella manovra e potrebbe trovare conferma nell’anno fiscale 2026.

Che cosa è il regime Digital Nomad e perché serve

Il Digital Nomad Visa è un visto che permette a cittadini non UE di vivere in Italia e lavorare completamente da remoto per datori di lavoro o clienti esteri. La misura è operativa da aprile 2024 e mira a intercettare la crescita dei lavoratori internazionali che non hanno bisogno di un contratto tradizionale con una società italiana per vivere nel Paese.

Il visto richiede alcuni requisiti minimi, come un reddito sufficiente, assicurazione sanitaria e prova di lavoro in remoto. È un passo importante per trasformare l’Italia in una meta attrattiva per professionisti mobile, ma finora l’aspetto fiscale resta un tema aperto: lavorare da remoto non è automaticamente sinonimo di vantaggi fiscali rilevanti.

Il nuovo Bonus Digital Nomad proposto nel 2026

Per colmare il gap tra visto e tasse, la proposta di emendamento inserita nella legge di bilancio 2026 introduce un Bonus fiscale dedicato ai nomadi digitali. Non è ancora legge, ma è al centro del dibattito parlamentare.

Secondo le bozze discusse, il nuovo regime potrebbe prevedere:

  • una detassazione parziale dei redditi prodotti in Italia per chi ottiene il Digital Nomad Visa;
  • l’applicazione di una base imponibile ridotta al 50% dei redditi fino a un certo tetto annuo (fino a circa 600.000 euro per cinque anni);
  • una durata della misura di cinque anni, cioè l’anno di trasferimento più i quattro successivi;
  • allineamento dei requisiti di accesso con quelli del visto (residenza fiscale in Italia, attività lavorativa da remoto verificabile, rapporto con committenti esteri).

Questa proposta nasce con l’obiettivo di rendere l’Italia competitiva con Paesi come Portogallo, Spagna o Croazia, che combinano visti per nomadi con regimi fiscali favorevoli. Anche se al momento i dettagli non sono definiti, il testo in discussione punta a semplificare la vita ai lavoratori remoti che si trasferiscono qui e a trattenere il loro reddito più a lungo nel sistema economico italiano.

Chi potrebbe accedere alle agevolazioni

La proposta di bonus fiscale è destinata principalmente a chi ottiene il Digital Nomad Visa e trasferisce la propria residenza fiscale in Italia. I requisiti per il visto includono un reddito minimo, assicurazione sanitaria e lavoro da remoto documentabile, ma il regime fiscale proposto potrebbe essere più inclusivo e adattarsi alla natura variabile del lavoro remoto e freelance.

In molti casi, l’idea è di superare i limiti del cosiddetto regime Impatriati, che attualmente richiede requisiti più rigidi come anni di residenza all’estero e determinati livelli di qualificazione. Il bonus Digital Nomad potrebbe estendere vantaggi fiscali anche a chi non rientra nei parametri tradizionali del regime impatriati, purché risieda fiscalmente in Italia con la Digital Nomad Visa.

Quanto potrebbe valere il bonus e come funziona

Ancora non esiste un testo definitivo, ma l’impianto discusso prevede che il reddito lavorativo prodotto mentre si risiede in Italia possa essere tassato solo al 50% per un periodo di circa cinque anni. Questo significa che, sulla carta, la metà del reddito sarebbe esclusa dall’imposizione ordinaria, alleggerendo la pressione fiscale rispetto al sistema completo.

La misura si applicherebbe sia ai lavoratori dipendenti che ai liberi professionisti e freelance in regime di nomade digitale, purché abbiano trasferito la residenza fiscale in Italia e soddisfino i requisiti del visto e della normativa fiscale.

Perché l’Italia sta spingendo su questo regime

L’Italia non è l’unico Paese in Europa ad attirare nomadi digitali, ma fino ad oggi non aveva un pacchetto fiscale forte per farlo competere con destinazioni come Portogallo o Spagna. Inserire un bonus fiscale specifico nel 2026 è un segnale di volontà politica per posizionare il Paese come meta attraente per lavoratori internazionali agili e mobile.

La combinazione di un visto dedicato e un regime fiscale favorevole potrebbe portare benefici non solo ai nomadi, ma anche alle economie locali, soprattutto nelle aree con turismo lento o borghi da rivitalizzare.

Cosa guardare nei prossimi mesi

La proposta di bonus fiscale non è ancora legge. Per diventarlo, deve superare l’iter parlamentare legato alla Legge di Bilancio 2026. I punti chiave da seguire nei prossimi mesi sono:

  • la definizione ufficiale delle aliquote e del regime fiscale;
  • la durata esatta dell’esenzione o riduzione;
  • i criteri di accesso e documentazione richiesta;
  • l’interazione con altri regimi come Impatriati e Flat Tax per espatriati.

Solo quando questi dettagli saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale si potrà parlare di un beneficio operativo e certo per nomadi digitali che scelgono l’Italia nel 2026.

Bonus Digital Nomad 2026: una proposta

Il Bonus Digital Nomad 2026 è ancora una proposta, ma è una delle novità fiscali più interessanti che potrebbero emergere dalla legge di bilancio. Se confermato, offrirebbe un regime fiscale favorevole per chi vive in Italia lavorando da remoto per aziende estere o come freelance, rendendo il Bel Paese una delle mete europee più competitive per nomadi digitali.

È una misura in divenire, ma già oggi indica una direzione precisa: unire immigrazione, lavoro e fiscalità per attrarre talento globale. Sarà importante seguire gli sviluppi per capire come e quando potrà essere applicata.

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