Decidere per i figli: cosa puoi fare da solo e cosa no

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Nella vita quotidiana dei genitori, decidere per i figli è un gesto continuo e quasi invisibile. Si decide cosa mangiano, dove vanno, con chi stanno, quando dormono, cosa fanno nel pomeriggio. Poi, all’improvviso, qualcuno ti dice che non puoi più decidere da solo. Serve l’altro genitore. Serve una firma in più. Serve “l’accordo”. Ed è lì che nasce la confusione.
Nel 2026 molti genitori vivono con l’idea sbagliata di dover chiedere il permesso per qualunque cosa. Altri fanno l’errore opposto: decidono tutto da soli, convinti che basti essere il genitore “che se ne occupa”. La verità sta nel mezzo ed è molto più concreta di quanto sembri. La legge distingue, ogni giorno, tra decisioni normali e decisioni che contano davvero.
Questo articolo serve a chiarire una domanda semplice, ma decisiva nella vita di ogni famiglia: quando puoi decidere da solo per i tuoi figli senza problemi, e quando invece stai oltrepassando un limite. Senza tribunali, senza teoria, solo casi reali e confini chiari.

Le decisioni quotidiane che puoi prendere da solo

La maggior parte delle decisioni che un genitore prende ogni giorno per i figli non richiede l’accordo di nessuno. Sono scelte normali, legate alla gestione della vita quotidiana, e la legge le considera parte della responsabilità genitoriale ordinaria.
Rientrano in questo ambito, per esempio:
– l’organizzazione della giornata (orari, spostamenti, attività ordinarie);
– la gestione dei pasti e delle abitudini quotidiane;
– l’accompagnamento a scuola o ad attività già concordate;
– le decisioni legate al tempo libero durante i giorni in cui il figlio è con te.
In pratica, se una decisione riguarda il qui e ora e non lascia effetti duraturi sulla vita del figlio, puoi prenderla senza chiedere autorizzazioni. È così che funziona la vita reale, ed è così che il diritto la legge.
L’errore più comune è pensare che “decidere da solo” significhi fare quello che si vuole. Non è così. Significa poter gestire la quotidianità senza paralisi, finché non si tocca qualcosa che cambia davvero il percorso del figlio.

Le decisioni che non puoi prendere da solo

Ci sono decisioni che segnano un prima e un dopo nella vita di un figlio. Non riguardano la giornata, ma il percorso. Non si esauriscono nel presente, ma producono effetti nel tempo. Su queste decisioni, decidere da soli non è consentito.
Parliamo di scelte che incidono in modo stabile su:
– scuola e percorso educativo;
– salute e trattamenti sanitari non urgenti;
– residenza abituale e trasferimenti rilevanti;
– scelte educative di fondo.
In questi casi la regola è semplice: serve l’accordo di entrambi i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale. Non perché uno valga più dell’altro, ma perché la decisione non è reversibile con leggerezza e riguarda il futuro del minore.
Quando uno dei due decide da solo su questi aspetti, non sta “facendo prima”: sta creando un problema che, quasi sempre, finisce per ricadere sul figlio.

Il confine che crea più litigi

Il punto in cui nascono più conflitti è sempre lo stesso: quando una decisione sembra quotidiana ma non lo è più. È lì che molti genitori sbagliano in buona fede, convinti di stare gestendo una normalità, mentre in realtà stanno incidendo su qualcosa di più profondo.
Esempi tipici:
– cambiare scuola “per comodità”;
– spostare il figlio stabilmente in un’altra città;
– avviare o interrompere un percorso sanitario non urgente;
– modificare in modo stabile l’organizzazione di vita del minore.
In questi casi la decisione non è più solo pratica. Diventa strutturale. E quando è strutturale, non basta essere il genitore più presente o più organizzato. Serve l’accordo, oppure serve fermarsi.
La regola d’oro è questa: se la decisione cambia la vita del figlio anche quando non è con te, allora non è più una decisione che puoi prendere da solo.

Quando puoi decidere da solo anche senza accordo

Esistono situazioni in cui aspettare l’accordo dell’altro genitore non è possibile o non è ragionevole. Qui entra in gioco il principio dell’urgenza e della tutela immediata del minore.
Puoi decidere da solo quando:
– c’è un’urgenza sanitaria;
– c’è un rischio immediato per il benessere del figlio;
– rimandare la decisione provocherebbe un danno concreto.
In questi casi non serve chiedere il permesso prima. Serve però una cosa fondamentale: informare subito dopo. La decisione presa in urgenza va spiegata, documentata e condivisa appena possibile.
Decidere da soli è legittimo solo se è davvero necessario. Usare l’urgenza come scusa, invece, è uno dei modi più rapidi per perdere credibilità.

Cosa succede se l’altro genitore contesta

Quando l’altro genitore contesta una decisione, il problema non è il conflitto in sé, ma come viene gestito. Nella maggior parte dei casi non serve alzare il livello dello scontro.
Le contestazioni nascono quasi sempre da due situazioni:
– mancanza di informazione;
– decisioni prese senza spiegare il perché.
Mettere per iscritto le ragioni della scelta, spiegare perché era necessaria o perché rientrava nella quotidianità, spesso è sufficiente a disinnescare il conflitto. Quando invece la decisione è palesemente fuori dal perimetro, il rischio è che la questione venga rimessa a un giudice.

L’errore che fanno molti genitori

L’errore più comune è questo: confondere il fatto di “occuparsi di tutto” con il diritto di decidere tutto. Essere il genitore che accompagna, organizza, risolve problemi non dà automaticamente il potere di prendere ogni decisione.
La responsabilità genitoriale non è una gara a chi fa di più. È un equilibrio. E quando questo equilibrio salta, il prezzo non lo pagano gli adulti, ma i figli.

La regola da ricordare

Puoi decidere da solo per i tuoi figli quando gestisci la quotidianità e rispondi ai bisogni immediati. Devi fermarti quando la decisione incide sul loro percorso di vita.
Se hai un dubbio, c’è una domanda che chiarisce tutto: questa scelta cambia qualcosa anche domani, anche tra un anno? Se la risposta è sì, non è una decisione da prendere da soli. E ricordarlo, nella vita reale, evita molti problemi inutili.
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