Nel 2026 la Carta Acquisti resta uno degli aiuti sociali più concreti e stabili per chi vive con risorse molto basse. È una carta di pagamento elettronica ricaricata dallo Stato con un contributo che può essere usato per acquistare beni di prima necessità, pagare bollette di luce e gas, e coprire alcune spese sanitarie e farmaceutiche. La misura è confermata per l’anno in corso, con requisiti ISEE aggiornati alla nuova stagione economica e moduli già disponibili presso gli uffici postali e le piattaforme istituzionali
Non è una “busta paga” o un assegno universale: è una carta destinata a fasce specifiche della popolazione — in particolare anziani over 65 e genitori di bambini sotto i 3 anni con redditi molto bassi — per aiutarli a far fronte alle spese quotidiane più pesanti. La Carta Acquisti, infatti, nasce come strumento per contrastare il caro-vita soprattutto per chi vive in condizioni di fragilità economica.
In questa guida capiremo, passo per passo, che cos’è la Carta Acquisti nel 2026, chi ne ha diritto, quanto vale (e come funziona), come si richiede e quali errori evitare per non perdere l’agevolazione.
Chi può ricevere la Carta Acquisti nel 2026
La Carta Acquisti non è per tutti. È pensata per chi è davvero in difficoltà. Nel 2026 può ottenerla solo chi rientra in due categorie precise e rispetta limiti economici molto rigidi.
Le categorie sono:
- persone con almeno 65 anni di età;
- genitori di bambini sotto i 3 anni.
Ma non basta l’età. Serve anche avere un ISEE molto basso. Nel 2026 la soglia è intorno a 8.230 euro annui. Chi supera questo limite, anche di poco, resta fuori.
In più, la legge controlla anche il patrimonio. La Carta Acquisti è riservata a chi:
- non possiede più di una casa (e solo quella in cui vive);
- non ha grandi risparmi in banca o in posta;
- non possiede auto o immobili di valore elevato.
È un aiuto selettivo. Serve a garantire che la carta vada a chi ha davvero bisogno di un sostegno per comprare da mangiare, medicine o pagare le bollette.
Se rientri in queste condizioni, la Carta Acquisti 2026 non è un favore: è un diritto sociale.
Quanto vale davvero e come arrivano i soldi
La Carta Acquisti 2026 non è una carta regalo una tantum. È un sostegno continuativo. Lo Stato carica sulla carta 80 euro ogni due mesi, cioè 40 euro al mese. In un anno fanno circa 480 euro.
I soldi non vengono accreditati tutti insieme. Arrivano a blocchi bimestrali e possono essere spesi man mano per quello che serve davvero: cibo, farmaci, bollette di luce e gas.
La carta funziona come una normale carta di pagamento elettronica. Può essere usata nei supermercati, nelle farmacie e nei negozi convenzionati, e per il pagamento delle utenze domestiche. In molti casi dà anche diritto a sconti aggiuntivi nei punti vendita aderenti.
Il credito che non si spende non si perde: resta sulla carta e si somma alle ricariche successive. Questo permette di accumulare qualche risparmio per i mesi più difficili.
Non è una cifra enorme, ma per chi vive con poche centinaia di euro al mese è spesso la differenza tra pagare o non pagare una bolletta.
Come si ottiene: domanda, moduli e dove presentarla
La Carta Acquisti 2026 non arriva in automatico. Serve una domanda. È una procedura semplice, ma va fatta nei posti giusti.
La richiesta si può presentare in due modi:
- agli uffici postali, compilando l’apposito modulo;
- tramite INPS, online o con l’aiuto di un CAF o di un patronato.
Alla domanda vanno allegati pochi documenti, ma fondamentali:
- ISEE in corso di validità;
- documento di identità del richiedente;
- codice fiscale;
- per i bambini sotto i 3 anni, i dati del minore.
Una volta consegnata la domanda, i dati vengono verificati. Se tutto è in regola, la carta viene emessa e spedita o resa disponibile per il ritiro. La prima ricarica arriva dopo l’attivazione.
Se nel corso dell’anno cambiano reddito o patrimonio e non si rientra più nei requisiti, la carta viene sospesa. Se invece i requisiti restano validi, la ricarica continua senza dover rifare tutto da capo.
Quando parte, quanto dura e quando si perde
La Carta Acquisti 2026 non ha una data fissa uguale per tutti. Parte dal momento in cui la domanda viene approvata e la carta viene attivata.
Da quel momento iniziano le ricariche bimestrali. Se i requisiti restano validi, la carta continua a essere ricaricata per tutto l’anno e può essere rinnovata negli anni successivi senza rifare da zero la procedura.
La carta si perde se:
- l’ISEE sale oltre la soglia prevista;
- si acquisiscono beni o risparmi oltre i limiti;
- non si rinnova l’ISEE annuale;
- vengono fornite informazioni non corrette.
In questi casi le ricariche vengono sospese. Se la situazione torna nei limiti, è possibile riprendere il beneficio, ma serve una nuova verifica.
La Carta Acquisti non è una misura temporanea: è un aiuto strutturale. Ma resta legata, mese per mese, alla reale condizione economica del beneficiario.
Gli errori che fanno perdere la Carta Acquisti
La Carta Acquisti è una delle poche misure sociali davvero utili, ma molti la perdono per motivi burocratici. Gli errori sono quasi sempre gli stessi.
Il primo è non rinnovare l’ISEE. L’ISEE vale un anno. Se scade e non lo rifai, la carta si blocca automaticamente.
Il secondo è non comunicare i cambiamenti. Se cambi casa, se ricevi una somma di denaro importante o se cambia il nucleo familiare, va segnalato. Altrimenti rischi la sospensione o la richiesta di restituzione.
Il terzo è pensare che la carta sia “per sempre”. Non lo è. È legata alla povertà certificata. Se la situazione migliora, il beneficio si ferma.
Il quarto è non controllare la carta. Le ricariche arrivano in date precise. Se non arrivano, bisogna muoversi subito, non dopo mesi.
Un aiuto piccolo, ma che arriva davvero
La Carta Acquisti 2026 non risolve i problemi di chi è in difficoltà. Ma li rende un po’ più gestibili. Con 480 euro l’anno si pagano pasti, medicine, qualche bolletta. Per chi vive con poco, non è poco.
È una misura che non fa rumore e non finisce nei talk show. Funziona perché è semplice: se sei povero davvero e lo dimostri, la carta arriva.
Ma funziona solo se fai la tua parte: ISEE aggiornato, dati corretti, domanda fatta. Chi non segue queste tre regole non perde un favore, perde un diritto.
In un sistema che spesso promette e poi complica, la Carta Acquisti resta una delle poche cose che, quando ci rientri, pagano sul serio.
